I cognomi del Friuli-Venezia Giulia, popolo per popolo
Nel 181 avanti Cristo i Romani fondarono Aquileia, colonia di confine che diventò una delle città più grandi dell’Impero. Con i Romani arrivò il latino, da cui nasce il friulano. Nel 568 i Longobardi entrarono in Italia proprio dal Friuli, e a Cividale, l’antica Forum Iulii, il re Alboino lasciò il primo dei loro ducati: dal nome della città viene il nome stesso del Friuli. Nel 1077 l’imperatore Enrico IV diede al Patriarca di Aquileia il governo del Friuli, e nacque la Patria del Friuli, guidata da un vescovo-principe e dal suo Parlamento. Nel 1420 Venezia conquistò il Friuli e lo tenne per quasi quattro secoli: tanti nomi presero una forma veneta, Zuan per Giovanni, Bortolo per Bartolomeo.
Dal VII-VIII secolo gruppi di Slavi si stabilirono nelle valli orientali del Friuli, e ancora oggi qui si parla lo sloveno nelle sue varianti locali. Nel Medioevo famiglie di lingua tedesca salirono a Sauris, a Timau e a Sappada, e in Val Canale si parlava tedesco perché la valle fu austriaca fino al 1919. Nel 1719 l’imperatore Carlo VI fece di Trieste un porto franco: friulani, veneti, sloveni, croati, greci, serbi, ebrei, tedeschi e levantini arrivarono a migliaia, e a Trieste Furlan, cioè «il friulano», è il primo cognome della città.
Tanti cognomi nascono dal nome del padre, quasi sempre accorciato e reso affettuoso: Cola per Nicola, Cecco per Francesco, Tonin per Antonio. Da Nicola vengono Colautti, Colussi e Collovati, da Bartolomeo Bortolussi, Bortolin e Bertolo. Per secoli gli uomini della Carnia passarono l’inverno in viaggio: erano i cramârs, venditori ambulanti che attraversavano le Alpi con sulla schiena la crassigne, un armadietto di legno pieno di cassetti. Dall’Ottocento al Novecento, poi, il Friuli fu una terra di emigrazione, e dovunque arrivavano i friulani fondavano un Fogolâr furlan, il «focolare friulano».
Il volume dedica un capitolo a ciascuno di questi dieci popoli e storie. Per quasi tutti indica i cognomi del libro che ne portano il segno.
Come riconoscere un cognome friulano
Alcuni segni si vedono subito. I diminutivi in -ut e -uss, diventati -utti e -ussi: Colautti, Cecotti, Biasutti, Colussi, Bortolussi, Mattiussi. Se un cognome finisce così, quasi sempre la famiglia ha radici qui. La -in veneta del «piccolo»: Bortolin, Nadalin, Tomasin, Zorzin. E la -is latina dei notai: de Fabris, «della famiglia dei fabbri». Nei documenti medievali il cognome era scritto in latino, e in Friuli quella forma da notaio è rimasta attaccata al nome della famiglia, mentre altrove è sparita.
Provincia per provincia
In fondo al volume un indice raccoglie, provincia per provincia, i cognomi che lì pesano di più: 283 cognomi del libro, divisi fra le quattro province da Gorizia a Udine. Segue l’elenco dei 64 comuni del Friuli-Venezia Giulia dove un cognome del libro è il più diffuso del paese: a Trieste, per esempio, il numero uno è Furlan, a Pordenone Santarossa.
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- Vogrig
- Volpatti
- Zamaro
- Zamparutti
- Zucchet
I cognomi in rosso hanno anche un libretto dedicato.
FAQ
Il mio cognome è nel volume?
L’elenco completo dei 300 cognomi è in questa pagina. Se il tuo non c’è, scrivilo nei commenti ai video: i libretti nuovi nascono dai cognomi più richiesti.
Che differenza c’è con il volume del Nord Italia?
Il volume del Nord sceglie 300 cognomi fra otto regioni. Questo è dedicato solo al Friuli-Venezia Giulia: dieci capitoli sui popoli e le storie della regione e, quando c’è, il primato friulano o giuliano di ogni cognome. 23 cognomi sono in tutti e due: gli altri 277 li trovi soltanto qui.
Trovo i cognomi della mia provincia?
In fondo al volume un indice raccoglie, provincia per provincia, i cognomi che lì pesano di più: 283 cognomi del libro, divisi fra le quattro province da Gorizia a Udine. C’è anche l’elenco dei 64 comuni del Friuli-Venezia Giulia dove un cognome del libro è il più diffuso.
Che differenza c’è fra il volume e il libretto di un cognome?
Nel volume ogni cognome ha una scheda di mezza pagina: origine, mappa, varianti e una curiosità. Il libretto è dedicato a un cognome solo e ne racconta in 12-19 pagine la storia, i paesi e la diffusione, con un albero e una pergamena intestati a quel cognome.
Il volume dice chi erano i miei antenati?
No. Un cognome racconta da dove viene una parola, e due famiglie con lo stesso cognome possono avere storie diversissime. In fondo al volume c’è una guida per cominciare a cercare i propri antenati negli archivi, gratis e da casa, con i consigli che valgono per il Friuli-Venezia Giulia, dove in Friuli lo stato civile esisteva già con Napoleone, dal 1806 al 1815, mentre a Trieste e a Gorizia quello italiano comincia nel 1924.
Nel volume c’è lo stemma del mio cognome?
No, perché lo stemma di un cognome non esiste: uno stemma apparteneva a un ramo preciso di una famiglia, non a tutti quelli che ne portano il cognome. Quando una curiosità ne cita uno, la scheda dice di quale famiglia era.
E se gli studiosi non sono d’accordo sull’origine?
Te lo diciamo. Quando un’origine è certa è scritta come certa; quando non lo è, la scheda porta il bollino grigio «origine discussa» e ti dà le ipotesi.
Posso stamparlo?
Sì, per uso personale e familiare: puoi stamparlo per te e per i tuoi parenti.


