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Il Mio Cognome Archivio delle famiglie italiane

1 ottobre 2026 · 5 min di lettura

I cognomi più diffusi in Italia, zona per zona

Una carta d’Italia antica incisa color seppia, con tanti piccoli cartigli vuoti sparsi sulle regioni

Il cognome più diffuso d’Italia è Rossi. Il secondo è Russo. In fondo sono la stessa parola: il soprannome di un uomo con i capelli rossi, Rossi al Nord e Russo nel dialetto del Sud.

La classifica nazionale però dice poco. In quasi ogni regione vince un cognome diverso, e ogni zona ha il suo modo di farli nascere.

Quali sono i cognomi più diffusi al Nord?

Solo al Nord i Rossi sono più di duecentomila, una città grande come Padova. Ma nelle singole regioni il primo posto va ad altri. In Lombardia vince Colombo. In Piemonte vince Ferrero, che è anche il primo di Torino. In Emilia-Romagna vince Ferrari, a Genova Parodi. Nel Friuli-Venezia Giulia è primo Fabbro, in Trentino-Alto Adige Mair, il fattore del maso.

Tre di questi sei cognomi vengono dallo stesso mestiere. Al Nord il fabbro ha nove cognomi: Ferrari in Emilia, Ferrario in Brianza, Ferraris a Vercelli, Ferrero a Torino. E poi Fabbri in Romagna, Fabbro e Fabris in Friuli, Favaro nel Trevigiano, Favre in Valle d’Aosta.

L’altra firma del Nord sono i luoghi. In Lombardia il cognome dice spesso il paese d’origine. Brambilla, nono cognome della regione, viene da Brembilla, una valle della Bergamasca. Nel Veneto il nome si accorcia: Marin, Zanon, Bortolin. In Friuli si rimpicciolisce con -utti e -ussi. In Piemonte il mestiere finisce in -ero, come in Barbero. In Sudtirolo il cognome è spesso il nome della casa: Hofer è «quello del maso».

Bruno invece ha due patrie: è il terzo cognome del Piemonte, ma ha l’altro cuore al Sud.

E al Centro?

Al Centro la firma è il nome del padre, accorciato e addolcito. A Firenze Francesco diventava Cecco, Giovanni Vanni, Leonardo Nardo. Da lì vengono Cecchi, Vanni e Nardi. La -i finale è il plurale della famiglia: i Mancini, i Santi. E poi i diminutivi, ovunque: Bartolini, Marinelli, Paolucci.

Nel Lazio c’è un segno in più. I notai scrivevano in latino, e la -is è rimasta attaccata al cognome: De Angelis, De Santis, De Carolis. Il Lazio ha Rossi in testa e subito dietro Mancini, il mancino. In Umbria il secondo cognome è Ricci, chi aveva i capelli ricci.

La sorpresa è in Toscana. Il secondo cognome della regione è Innocenti, il nome dei bambini lasciati allo Spedale degli Innocenti di Firenze dal 1445. A Roma i trovatelli diventavano spesso Proietti, dal latino proiectus, «esposto». Ancora oggi il 94% dei Proietti vive al Centro.

Quali cognomi dominano al Sud?

Al Sud il cognome più forte è Russo: primo in Sicilia, secondo in Campania. In Campania il primo posto va a Esposito, che è anche il primo di Napoli. Era il cognome dei trovatelli della Real Casa dell’Annunziata, dato a tutti gli «esposti» fino al 1814. Terzo in Campania è Romano, che è anche il settimo d’Italia.

D’Angelo è il numero uno dell’Abruzzo. Greco è il secondo della Puglia, Rizzo il terzo. In Calabria il secondo cognome è Romeo, che in greco voleva dire «romano».

La firma del Sud si vede subito. Il Di e il De davanti al nome vogliono dire «figlio di»: De Luca, Di Stefano, Di Martino. Fortissimi anche i soprannomi: Russo, Caruso, Longo, Grasso. Il Sud parlava greco prima di parlare italiano, e l’accento in fondo a Calò, Macrì e Laganà ne è spesso il segno. Anche Basile viene da un nome greco.

E nelle Isole?

In Sicilia il primo cognome è Russo. Il secondo è Messina, che però ha la sua capitale a Palermo. Terzo è Caruso, che in siciliano vuol dire «ragazzo», il garzone. Quarto è Lombardo: così in Sicilia chiamavano i coloni arrivati dal Nord con i Normanni.

L’isola ha due firme sue. Una è l’articolo davanti al nome: Lo Presti, La Rosa. L’altra sono le città. Catania, Licata e Butera erano, con ogni probabilità, i soprannomi di chi era arrivato da lì.

La Sardegna invece non somiglia a nessuno. Il primo cognome è Sanna, la «zanna» in sardo, già scritto nelle carte del 1119. Il secondo è Piras, «pere». Le finali in -s e in -u, come Melis e Porcu, sono tipiche dell’isola.

Perché ogni zona ha la sua firma?

Perché i cognomi sono nati quando l’Italia parlava lingue diverse. Il fabbro di Torino e quello di Treviso facevano lo stesso lavoro, ma lo chiamavano in modo diverso. Poi ogni zona ha avuto i suoi popoli, dai Longobardi agli Arabi.

C’è anche un filo che unisce tutto il Paese. In ogni città c’era un ospedale per i trovatelli, e molti davano un cognome loro. Colombo a Milano, Innocenti a Firenze, Proietti a Roma, Esposito a Napoli. Due di loro sono ancora oggi i primi della regione: Colombo in Lombardia, Esposito in Campania.

Un cognome diffuso vuol dire una famiglia sola?

No. Più un cognome è diffuso, più volte è nato. Ogni paese aveva il suo uomo dai capelli rossi, e i suoi figli diventavano Rossi o Russo senza essere parenti di nessuno. E non tutti i Colombo discendono da un trovatello: il cognome era già diffuso per altre strade.

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