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Il Mio Cognome Archivio delle famiglie italiane
Copertina del volume I cognomi del Piemonte

Volume · Piemonte

I cognomi del Piemonte

origine, significato, diffusione e curiosità

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19,90 €PDF immediato · 179 pagine

In Piemonte tanti cognomi portano il mestiere scritto in fondo: Ferrero è il fabbro, Cordero il cordaio, Bottero il bottaio. Altri hanno il De attaccato e la -is dei notai, come Demichelis e Destefanis. Altri ancora sono nomi germanici portati da Longobardi e Franchi: Arduino, Aimone, Oddone. Poi ci sono i cognomi delle valli occitane e quelli nati alla corte dei Savoia.

In questo volume trovi 200 cognomi tra i più diffusi in Piemonte, da Torino alle Langhe, dal Monferrato alle risaie di Vercelli e Novara. E poi 100 cognomi poco conosciuti, a volte rarissimi, quasi tutti nati qui.

  • Origine e significato
  • Mappa delle regioni
  • Varianti
  • Curiosità
  • Cognomi provincia per provincia
  • Guida agli antenati

300cognomi

179pagine

10capitoli sulla storia

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Il volume in un colpo d’occhio

Cognomi
300: 200 tra i più diffusi e 100 poco conosciuti
Pagine
179, in PDF
Province
Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli
Capitoli
dieci, sui popoli e le storie dei cognomi: Celti e Liguri, Romani, Longobardi e Franchi, marchesati e Comuni, la corte dei Savoia, Occitani e Valdesi, Walser, Ebrei del Piemonte, la terra del riso, i nuovi piemontesi

Il volume

Cosa trovi dentro

  • Per ogni cognome l’origine, il significato e la lingua da cui viene, dal latino al germanico di Longobardi e Franchi
  • La mappa delle regioni d’Italia dove è diffuso oggi e una stima di quante famiglie lo portano
  • Il primato piemontese, quando c’è, cioè il posto in classifica nella regione o nella provincia, o il paese dove è tra i primi
  • Le varianti e i cognomi vicini, cioè le altre forme e grafie dello stesso cognome
  • Una curiosità per cognome, da un paese a un personaggio storico
  • Dieci capitoli sui popoli e le storie che hanno fatto i cognomi piemontesi, dai Celti e Liguri alle valigie del Novecento
  • L’indice provincia per provincia, i comuni dove un cognome è il numero uno e due indici, per origine e alfabetico
  • Una guida per cominciare a cercare i tuoi antenati, un albero da compilare e una pergamena
Acquista il volume · 19,90 €
Una pagina del volume I cognomi del PiemonteUna pagina del volume I cognomi del PiemonteUna pagina del volume I cognomi del Piemonte

I cognomi del Piemonte, popolo per popolo

Prima dei Romani il Piemonte era terra di Liguri e di Celti. Nella pianura di Torino vivevano i Taurini, nel Cuneese i Bagienni. Di loro restano poche parole, come comba, la valle stretta, da cui viene il cognome Comba. I Romani fondarono città a scacchiera, da Augusta Taurinorum, l’odierna Torino, a Eporedia, cioè Ivrea. Il latino è diventato la base del piemontese e di tanti cognomi, come Balbo, Savio e Ferrero. Nel 568 arrivarono i Longobardi, poi i Franchi di Carlo Magno. Da quei secoli vengono centinaia di nomi germanici, come Arduino, Aimone e Garnero, e Gastaldi ricorda il gastaldo, il funzionario dei re longobardi.

Nel Medioevo il Piemonte era un mosaico di marchesati, come Saluzzo e il Monferrato, e di Comuni come Asti, Vercelli e Novara. Chi si spostava prendeva il nome del luogo da cui arrivava: così sono nati Alessandria, Moncalvo e Pavese. Alla corte dei Savoia, che nel 1563 portarono la capitale a Torino, i notai scrivevano i cognomi alla latina. Da loro vengono il De attaccato e la -is finale. Nelle valli del Cuneese e del Pinerolese si parla ancora l’occitano, e Arnaudo, Rostagno e Rey ne portano il segno. Tra Vercelli e Novara ci sono le risaie, la terra di Bobba e Perucca. Nel Novecento arrivarono famiglie dal Veneto e poi, chiamate dalle fabbriche di Torino, centinaia di migliaia di persone dal Sud. Ma Bruno, Bianco, Gallo e Franco erano piemontesi già da secoli.

Il volume dedica un capitolo a ciascuno di questi dieci popoli e storie. Ci sono anche i Walser del Monte Rosa e gli Ebrei di Casale e di Torino. Per ognuno indica i cognomi del libro che ne portano il segno, e dice quando nessuno è entrato fra i 300.

Come riconoscere un cognome piemontese

Alcuni segni si vedono subito. La -ero finale è la firma dei mestieri: Ferrero è il fabbro, Cordero il cordaio, Bottero il bottaio. Il diminutivo in -ino è tipico della regione: Bertino, Baudino, Giachino. Poi c’è il De attaccato al nome, con la -is latina dei notai. Demichelis, Destefanis e Depetris sono «della famiglia di Michele, di Stefano, di Pietro». Per questo in Piemonte trovi Caligaris e Forneris dove altrove ci sono Calligari e Fornari.

Nei paesi del Piemonte, poi, è spesso il soprannome di famiglia a distinguere due famiglie con lo stesso cognome. È lo stesso meccanismo da cui, secoli fa, sono nati i cognomi.

Provincia per provincia

In fondo al volume un indice raccoglie, provincia per provincia, i cognomi che lì pesano di più. Sono 288 cognomi del libro, divisi fra le otto province da Alessandria a Vercelli. Segue l’elenco dei 146 comuni piemontesi dove un cognome del libro è il più diffuso del paese. A Torino, per esempio, il numero uno è Ferrero, il fabbro.

Il tuo cognome è nel volume?

Scrivilo qui sotto: ti diciamo subito se c'è, e in quale volume.

I cognomi in rosso hanno anche un libretto dedicato.

FAQ

Il mio cognome è nel volume?

L’elenco completo dei 300 cognomi è in questa pagina. Se il tuo non c’è, scrivilo nei commenti ai video: i libretti nuovi nascono dai cognomi più richiesti.

Che differenza c’è con il volume del Nord Italia?

Il volume del Nord sceglie 300 cognomi fra otto regioni. Questo è dedicato solo al Piemonte: dieci capitoli sui popoli e le storie della regione e, quando c’è, il primato piemontese di ogni cognome. 46 cognomi sono in tutti e due: gli altri 254 li trovi soltanto qui.

Trovo i cognomi della mia provincia?

In fondo al volume un indice raccoglie, provincia per provincia, i cognomi che lì pesano di più. Sono 288 cognomi del libro, divisi fra le otto province da Alessandria a Vercelli, non solo Torino. C’è anche l’elenco dei 146 comuni piemontesi dove un cognome del libro è il più diffuso.

Che differenza c’è fra il volume e il libretto di un cognome?

Nel volume ogni cognome ha una scheda di mezza pagina: origine, mappa, varianti e una curiosità. Il libretto è dedicato a un cognome solo e ne racconta in 12-19 pagine la storia, i paesi e la diffusione. Ha anche un albero e una pergamena intestati a quel cognome.

Il volume dice chi erano i miei antenati?

No. Un cognome racconta da dove viene una parola, e due famiglie con lo stesso cognome possono avere storie diversissime. In fondo al volume c’è una guida per cercare i propri antenati negli archivi, gratis e da casa. I consigli valgono per il Piemonte, dove lo stato civile ci fu già sotto Napoleone, dal 1804 al 1814, e diventò stabile dal 1866.

Nel volume c’è lo stemma del mio cognome?

No, perché lo stemma di un cognome non esiste. Uno stemma apparteneva a un ramo preciso di una famiglia, non a tutti quelli che ne portano il cognome. Quando una curiosità ne cita uno, la scheda dice di quale famiglia era.

E se gli studiosi non sono d’accordo sull’origine?

Te lo diciamo. Quando un’origine è certa è scritta come certa. Quando non lo è, la scheda porta il bollino grigio «origine discussa» e ti dà le ipotesi.

Posso stamparlo?

Sì, per uso personale e familiare: puoi stamparlo per te e per i tuoi parenti.

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