Vai al contenuto
Il Mio Cognome Archivio delle famiglie italiane

1 ottobre 2026 · 5 min di lettura

Tutti quelli con il mio cognome sono parenti?

Due alberi genealogici disegnati a china su pergamena, uno accanto all’altro, con le radici separate

Capita a tutti. Conosci qualcuno, senti il suo cognome ed è uguale al tuo. La domanda viene da sola: saremo parenti?

La risposta breve è: quasi sempre no. Quella lunga dipende da una cosa sola, cioè da quante volte è nato il tuo cognome. Alcuni sono nati migliaia di volte, in paesi che non si conoscevano. Altri sono nati in un angolo d’Italia e lì sono rimasti.

Perché due persone con lo stesso cognome di solito non sono parenti?

Nel Medioevo i cognomi nascevano per distinguere le persone in paese. E i modi per distinguerle erano gli stessi dappertutto: il nome del padre, un difetto fisico, il colore dei capelli.

Prendi Bruno. Era il soprannome di chi aveva i capelli scuri, e un uomo dai capelli scuri c’era in ogni villaggio. Oggi è l’11° cognome d’Italia, con circa 27.200 famiglie e due cuori lontanissimi: il Piemonte e il Sud. Le famiglie Bruno piemontesi e quelle pugliesi sono nate ognuna per conto suo.

Con Longo è lo stesso: il soprannome è nato ovunque ci fosse un uomo più alto degli altri. Di Martino vuol dire «figlio di Martino», ed è nato migliaia di volte, da padri chiamati Martino che non erano parenti tra loro.

Romano è il 7° cognome d’Italia, con circa 29.500 famiglie. Poteva indicare il forestiero arrivato da Roma, chi veniva da un paese chiamato Romano, o il figlio di un uomo con quel nome. Più strade ha un cognome, più capostipiti ha.

Anche i cognomi di luogo sono nati più volte?

Sì, e lo fanno in un modo particolare. Un cognome come Licata non nasceva a Licata, dove erano tutti di Licata. Nasceva altrove, quando qualcuno partiva e i nuovi vicini lo chiamavano «quello di Licata».

Ma da Licata sono partite tante persone, in secoli diversi e verso paesi diversi. Ognuna è diventata «Licata» nel posto dove arrivava. Vale lo stesso per Butera, Randazzo e Catania. Due famiglie con un cognome di luogo vengono forse dalla stessa città, ma la stessa città non vuol dire lo stesso antenato.

E se il cognome è raro?

Qui la risposta cambia. Un cognome con poche famiglie, tutte concentrate nella stessa zona, ha più probabilità di avere un’origine sola.

Rapisarda è un buon esempio. In Italia le famiglie sono circa 2.600, concentrate in provincia di Catania, e a Belpasso è il primo cognome del paese. Varianti quasi nessuna. Un cognome così fermo sul suo territorio può essere nato poche volte, tutte nel Catanese.

Eppure, alla domanda «Tutti i Rapisarda sono parenti?», la risposta onesta è: non necessariamente. Anche se il ceppo fosse uno, il capostipite sarebbe vissuto molti secoli fa. Due famiglie Rapisarda di oggi possono avere storie diversissime.

E un cognome raro può comunque essere nato più volte. Scuderi ha circa 2.600 famiglie, soprattutto nel Catanese. Ma viene probabilmente da un mestiere, lo scudiero, e un mestiere poteva dare il cognome in posti diversi. Lo stesso scudiero ha dato forme diverse in Sicilia, in Campania e nel Veneto.

Giacalone è il primo cognome della provincia di Trapani. Ha due origini possibili: il «Giacomone» del paese, oppure una località vicino a Monreale. Due strade diverse possono voler dire due famiglie diverse, con lo stesso nome.

Come si scopre se due famiglie sono davvero imparentate?

Due famiglie sono parenti quando un documento mostra un antenato in comune. Il metodo è risalire ognuna delle due, una generazione alla volta, finché i rami si incontrano.

I soprannomi di famiglia

Si parte dai parenti più anziani: nomi, date, paesi. E soprattutto i soprannomi. In molti paesi del Sud lo stesso cognome lo portavano decine di famiglie. Per distinguerle si usava il soprannome di famiglia, che in Sicilia si chiama ‘nciuria. Il soprannome è spesso la chiave per distinguere due famiglie con lo stesso cognome nello stesso paese.

Gli atti e le parrocchie

Poi servono i documenti. Ogni atto di nascita riporta i nomi dei genitori, e così si sale. Moltissimi atti dell’Ottocento si consultano gratis sul Portale Antenati del Ministero della Cultura. Prima dello stato civile c’erano i registri delle parrocchie. Dal Concilio di Trento, nel 1563, ogni parroco doveva annotare battesimi e matrimoni.

I nomi che si ripetono

Un indizio utile sono i nomi di battesimo. Al Sud il primo figlio prendeva spesso il nome del nonno paterno, il secondo quello del nonno materno. Se due famiglie ripetono gli stessi nomi di generazione in generazione, vale la pena cercare.

Un indizio però non è una prova. Stesso cognome, stesso paese e stessi nomi non bastano: serve l’atto in cui i due rami si toccano.

Cosa ti dice il cognome, e cosa no

L’origine del cognome e la storia della tua famiglia sono due ricerche diverse. Il cognome ti dice da dove viene il nome, quante volte è nato, dove si è fermato. I documenti ti dicono da quale ceppo discendi tu.

Sapere quanto è diffuso un cognome, e dove, è il primo passo per capire se l’altra famiglia può essere la tua. Se il tuo cognome è fra quelli che abbiamo raccontato, il libretto ti dà la mappa in Italia e nel mondo. E le varianti, quando ci sono. In fondo trovi una guida ai primi passi per cercare i tuoi antenati, con un albero da compilare.

Se vuoi confrontare anche i cognomi di parenti e amici, i tre volumi ne raccolgono centinaia, divisi per zona d’Italia. Per ognuno trovi l’origine, le regioni dove è diffuso oggi e una stima di quanti lo portano.

Vuoi sapere da dove viene il tuo cognome? Cercalo nel catalogo o scopri i volumi per zona d’Italia.