I cognomi del Molise, popolo per popolo
Prima di Roma queste montagne erano dei Sanniti, un popolo di pastori e guerrieri che parlava l’osco. Il Molise era il cuore del territorio dei Pentri, la tribù più forte, con la capitale a Bovianum, l’odierna Bojano. I Sanniti combatterono contro Roma tre lunghe guerre e persero, ma il loro nome è rimasto: questa terra si chiama ancora Sannio. Poi arrivarono i Romani, con Saepinum, Larinum e Venafrum, e molti cognomi del libro vengono dal latino.
Alla fine del VI secolo il Molise entrò nel ducato longobardo di Benevento, e con i Longobardi arrivò un popolo che pochi ricordano, i Bulgari. Nell’XI secolo vennero i Normanni, che fecero della zona una contea con il centro a Bojano: il nome della regione viene proprio dai loro conti de Molisio.
Tra il Quattrocento e il Cinquecento molte famiglie slave lasciarono la Dalmazia e si fermarono nel basso Molise: ad Acquaviva Collecroce, Montemitro e San Felice del Molise si parla ancora un croato antico. Arrivarono anche gli Albanesi, gli arbëreshë, e a Campomarino, Montecilfone, Portocannone e Ururi si parla ancora l’albanese antico. Dai tratturi dei pastori, dalle botteghe dei mastri e dai santi patroni vengono tanti altri cognomi.
Il volume dedica un capitolo a ciascuno di questi undici popoli e storie. Per quasi tutti indica i cognomi del libro che ne portano il segno.
Come riconoscere un cognome molisano
Alcuni segni si vedono subito. Il «Di» e il «De» davanti al nome del padre: Di Pardo, Di Lena, Di Iorio, De Lena. I nomi doppi, uniti in una parola sola: Colavita, Gianfelice, Iantomasi. Il mastro dell’artigiano: Mastropaolo, Mastroiacovo, Mastromonaco. E i suffissi affettuosi delle parlate del Sud, come -illo e -iello: Colalillo, Miniello, Nardolillo.
La maggior parte dei cognomi molisani nasce da un nome di persona, spesso accorciato come si faceva in paese: Nicola diventa Cola, Giovanni diventa Gianni e Ianni, Francesco diventa Cicco. Così da un solo nome nascono decine di cognomi diversi.
Provincia per provincia
In fondo al volume un indice raccoglie, provincia per provincia, i cognomi che lì pesano di più: 150 cognomi del libro, divisi fra le due province, Campobasso e Isernia. Segue l’elenco dei 30 comuni molisani dove un cognome del libro è il più diffuso del paese. A Isernia il numero uno è Antenucci.
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- Di Lallo
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- Mastroiacovo
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- Miniscalco
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- Primiano
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- Masciotra
- Matticoli
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- Pietraroia
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- Sepede
- Serpone
- Sferra
- Silvaroli
- Simiele
- Siravo
- Sorella
- Stinziani
- Tavone
- Tomaro
- Trivisonno
- Varanese
- Varriano
- Vergalito
- Vizzarri
- Zarlenga
I cognomi in rosso hanno anche un libretto dedicato.
FAQ
Il mio cognome è nel volume?
L’elenco completo dei 300 cognomi è in questa pagina. Se il tuo non c’è, scrivilo nei commenti ai video: i libretti nuovi nascono dai cognomi più richiesti.
Che differenza c’è con il volume del Sud e delle Isole?
Il volume del Sud sceglie 300 cognomi fra otto regioni. Questo è dedicato solo al Molise: undici capitoli sui popoli e le storie della regione e, quando c’è, il primato molisano di ogni cognome. 2 cognomi sono in tutti e due: gli altri 298 li trovi soltanto qui.
Trovo i cognomi della mia provincia?
In fondo al volume un indice raccoglie, provincia per provincia, i cognomi che lì pesano di più: 150 cognomi del libro, divisi fra Campobasso e Isernia. C’è anche l’elenco dei 30 comuni molisani dove un cognome del libro è il più diffuso.
Che differenza c’è fra il volume e il libretto di un cognome?
Nel volume ogni cognome ha una scheda di mezza pagina: origine, mappa, varianti e una curiosità. Il libretto è dedicato a un cognome solo e ne racconta in 12-19 pagine la storia, i paesi e la diffusione. Ha anche un albero e una pergamena intestati a quel cognome.
Il volume dice chi erano i miei antenati?
No. Un cognome racconta da dove viene una parola, e due famiglie con lo stesso cognome possono avere storie diversissime. In fondo al volume c’è una guida per cercare i propri antenati negli archivi, gratis e da casa. Ci sono anche i consigli per il Molise, dove, come in tutto il Regno di Napoli, i comuni tengono i registri dello stato civile dal 1809.
Nel volume c’è lo stemma del mio cognome?
No, perché lo stemma di un cognome non esiste. Uno stemma apparteneva a un ramo preciso di una famiglia, non a tutti quelli che ne portano il cognome. Quando una curiosità ne cita uno, la scheda dice di quale famiglia era.
E se gli studiosi non sono d’accordo sull’origine?
Te lo diciamo. Quando un’origine è certa è scritta come certa. Quando non lo è, la scheda porta il bollino grigio «origine discussa» e ti dà le ipotesi. Per alcuni cognomi rarissimi, che nelle fonti consultate nessuno ha ancora spiegato, la scheda dice proprio questo.
Posso stamparlo?
Sì, per uso personale e familiare: puoi stamparlo per te e per i tuoi parenti.


