2 ottobre 2026 · 5 min di lettura
Come cercare i tuoi antenati sul Portale Antenati
Il bisnonno nato in un paese che nessuno ricorda più, la nonna di cui si sa solo il nome. Per ritrovarli una volta bisognava andare di persona negli archivi. Oggi una parte di quei registri si sfoglia da casa, gratis, sul Portale Antenati del Ministero della Cultura.
Il portale però non funziona come un motore di ricerca. Ecco cosa contiene davvero e come si usa.
Cosa trovi sul Portale Antenati?
Trovi le foto dei registri dello stato civile conservati negli Archivi di Stato: nati, matrimoni, morti. In alcuni archivi ci sono anche le liste di leva e i ruoli matricolari. Le ha scattate in gran parte FamilySearch, in base a un accordo con il Ministero firmato nel 2011.
I registri sono divisi in tre periodi: lo stato civile napoleonico (1806-1815), quello della Restaurazione (1815-1865) e quello italiano, dal 1865 in poi.
C’è un limite per la riservatezza. Si vedono solo le nascite di almeno cento anni fa e i matrimoni e le morti di almeno settanta.
Da che anno partono i registri?
Dipende da dove vivevano i tuoi antenati. Nel Sud continentale lo stato civile è continuo dal 1809. In Sicilia arriva nel 1820. Solo dal 1866 copre tutte le regioni, con qualche eccezione: il Lazio parte dal 1870, il Veneto e gran parte del Friuli dal 1871, il Trentino-Alto Adige dal 1918.
Anche la copertura cambia da archivio ad archivio. Per alcune province trovi quasi tutto, per altre solo alcuni comuni o alcuni anni. Il portale cresce di continuo: il 1° ottobre 2026, per esempio, sono arrivati nuovi registri di Agrigento, Caltanissetta e Trapani. Se il tuo comune manca oggi, conviene ricontrollare fra qualche mese.
Come si cerca un atto?
Prima di aprire il portale servono due cose: il comune e un anno almeno approssimativo. Senza il paese la ricerca non parte. Se non lo sai, chiedi ai parenti più anziani e cerca nei documenti di casa: libretti, passaporti, santini, lettere.
Poi hai due strade.
Cerca per nome. Scrivi nome e cognome e il portale trova l’atto, ma solo se quel registro è stato indicizzato. Oggi lo è solo una minoranza dei registri, quindi un risultato vuoto non vuol dire che l’atto non esiste.
Cerca nei registri. Funziona anche sui registri non indicizzati. Scegli la località, l’anno e il tipo di registro: nati, matrimoni, morti. Poi cerchi l’indice annuale in ordine alfabetico: di solito sta in fondo al registro, a volte in un volume a parte. Per alcuni anni esistono anche gli indici decennali, che coprono dieci anni in un colpo solo. Trovi il cognome, leggi il numero dell’atto e sfogli fino a quella pagina.
Il cognome cambia spesso grafia da un registro all’altro: Aiello diventa Ajello, la vocale finale cambia da un atto all’altro. Scrivi ogni variante che trovi.
Come si sale di una generazione?
Ogni atto contiene i nomi dei genitori. È questo che permette di risalire.
Si parte da sé stessi e si va indietro. Per i parenti più vicini chiedi gli estratti all’anagrafe del comune, che è anche la via per gli atti troppo recenti per il portale. Quando arrivi a chi è nato più di cento anni fa, passi ai registri online.
Ogni tipo di atto ti dà qualcosa:
- l’atto di nascita riporta il padre e la madre, con il cognome da nubile di lei;
- l’atto di matrimonio riporta i genitori di entrambi gli sposi, e dice se erano già morti;
- l’atto di morte riporta l’età del defunto, e quindi l’anno di nascita, più o meno.
Dove si sono conservati, i matrimoni hanno anche gli allegati. Sono le carte raccolte prima delle nozze: spesso c’è l’atto di nascita degli sposi, a volte l’atto di morte dei loro genitori. Quando ci sono tutti, con un solo fascicolo si può salire di due generazioni.
Il paese che trovi negli atti serve anche a capire il tuo cognome. Molti cognomi sono nati in più posti, con significati diversi.
Cosa fare se l’atto non c’è?
Prima guarda nella sezione «Esplora gli Archivi» del portale, che dice cosa conserva ogni Archivio di Stato. Se l’archivio ha quei registri ma non sono online, con ogni probabilità li stanno ancora digitalizzando. Se non li ha, bisogna scrivere all’archivio storico del comune.
Prima dello stato civile i registri li tenevano i parroci. Dal Concilio di Trento, chiuso nel 1563, le parrocchie dovevano registrare battesimi e matrimoni. In molti paesi si risale così fino al Seicento. Per questi registri bisogna scrivere alla parrocchia o all’archivio della diocesi.
Un’avvertenza: le immagini del portale non hanno valore legale. Per la cittadinanza o per un uso ufficiale serve una copia autentica, da chiedere all’Archivio di Stato che conserva l’originale.
Da dove partire
Il portale ti racconta la tua famiglia, una generazione alla volta. L’origine del cognome è un’altra ricerca, che riguarda tutti quelli che lo portano.
Se il tuo cognome è fra quelli che abbiamo raccontato, il libretto ti dà quella parte già fatta: l’origine e il significato, la mappa del cognome in Italia e i paesi dove si concentra. Trovi anche le storie dei personaggi che lo hanno portato, una pagina onesta sullo stemma e un albero genealogico da compilare.
Nei vecchi atti trovi anche i cognomi dei nonni e delle bisnonne. I tre volumi ne raccolgono trecento ciascuno, divisi per zona d’Italia.
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