1 ottobre 2026 · 5 min di lettura
I cognomi siciliani e da dove vengono
La Sicilia sta in mezzo al Mediterraneo, e chi passava per mare prima o poi ci si fermava. Greci, Arabi, Normanni, Spagnoli: ognuno ha portato la sua lingua. Quando dopo l’anno Mille nacquero i cognomi, la gente usava le parole che aveva in bocca. Per questo un cognome siciliano è un piccolo pezzo di storia dell’isola.
Ecco da dove vengono, popolo per popolo.
Quali cognomi siciliani vengono dal greco?
Il Sud parlava greco prima di parlare italiano. L’Impero bizantino governò la Sicilia fino all’arrivo degli Arabi, e in molti paesi il greco restò la lingua di tutti i giorni.
Basile viene dal nome greco Basíleios, Basilio, «regale». Era il nome di san Basilio, padre dei monaci d’Oriente. Anche Messina ha un nome greco, Messéne.
Poi c’è il rito greco, in cui i preti potevano sposarsi. Privitera viene da presbytéra, la moglie del prete. Quasi nove Privitera su dieci vivono in Sicilia, soprattutto nel Catanese. Lo Presti viene invece dal francese antico prestre, «prete», ma ricorda anche lui una famiglia legata a un prete.
Quali cognomi siciliani vengono dall’arabo?
Nell’827 gli Arabi sbarcarono a Mazara. Tennero l’isola fino al 1091, quando i Normanni presero l’ultima roccaforte, Noto. Portarono agrumi, canna da zucchero e nuovi modi di portare l’acqua nei campi. Lasciarono anche centinaia di parole che il siciliano usa ancora.
Alcuni cognomi vengono da lì. Morabito viene da murābiṭ, il santone che predicava. Taibi viene da ṭayyib, «buono». Fragalà da Faraḥ Allāh, «gioia di Dio». Zichichi era il venditore di otri per l’acqua e il vino. Per Musumeci l’ipotesi più probabile è araba, ma gli studiosi ne discutono.
Molto spesso, però, l’arabo arriva nel cognome attraverso un paese. Calta- e Cala- vogliono dire castello: da qui Calascibetta. Favara è la sorgente. Butera indicava «quello di Butera», il paese sulla rupe sopra Gela. E il nome del paese viene dall’arabo Bū tīrah, «luogo scosceso». Così un cognome può essere arabo senza che lo sia chi lo portava.
Attenzione anche al contrario. Giacalone è il primo cognome di Mazara del Vallo, la città dello sbarco dell’827. Eppure non viene dall’arabo: è un «Giacomone», oppure una località vicino a Monreale.
Cosa hanno lasciato Normanni e Spagnoli?
I Normanni sbarcarono a Messina nel 1061. Nel 1130 Ruggero II fu incoronato re a Palermo. Con loro arrivarono nomi di persona del Nord Europa. Il nome Goffredo, in siciliano, è diventato Giuffrida. Mauger, il nome di un figlio di Tancredi d’Altavilla, è diventato Maugeri.
Al loro seguito vennero coloni dal Nord Italia, che in Sicilia chiamavano «lombardi». Da loro viene quasi sempre Lombardo, oggi il quarto cognome della Sicilia. Alla corte normanna compare già anche il nome Aiello.
Dopo i Vespri del 1282 la Sicilia passò alla corona d’Aragona. Poi arrivarono i viceré di Spagna, fino al 1713. In quattro secoli sbarcarono nobili, soldati e mercanti catalani e maiorchini. Molti cognomi spagnoli si sono italianizzati fino a non farsi più riconoscere. Altri dicono ancora la provenienza: Catalano, Maiorca.
Perché tanti siciliani portano il nome di una città?
Chi si trasferiva diventava, per i nuovi vicini, «quello di Catania» o «quello di Licata». Il nome poi passava ai figli. Per questo un cognome di città nasce di solito lontano dalla città: lì erano tutti catanesi.
La mappa di oggi lo conferma. Il cognome Messina, per esempio, ha la sua capitale a Palermo. Randazzo viene dalla città sotto l’Etna, ma ha il suo centro in provincia di Palermo. Così sono nati anche Sciacca, Milazzo, Patti e Ragusa. Puglisi è «pugliese» detto in siciliano: il primo era arrivato dalla Puglia.
Come si riconosce un soprannome siciliano?
Molti cognomi nascono da un pettegolezzo di paese. Pappalardo era «mangia lardo», chi non rispettava il digiuno. Rapisarda poteva essere chi apriva le sarde, oppure chi le rubava. Grasso era il robusto, quasi un complimento.
Poi c’è un segno che si vede subito: l’articolo davanti. La Rosa, Lo Presti, Lo Bianco. In Sicilia l’articolo si metteva spesso davanti al soprannome o al nome della madre. Accanto ai soprannomi ci sono gli auguri: Bonanno vuol dire «buon anno».
Il cognome dice da quale popolo discendi?
No, e qui si sbaglia spesso. Il cognome racconta la lingua di una parola. I tuoi antenati sono un’altra storia. Un Morabito non ha per forza antenati arabi: murabitu era ormai una parola del dialetto, «morigerato», e il soprannome poteva darlo qualunque vicino.
Vale anche all’inverso. Nel 1492 un editto cacciò gli ebrei dalla Sicilia, e chi restava doveva convertirsi. I convertiti presero di solito cognomi cristiani comuni. Per questo non esistono cognomi siciliani sicuramente ebrei, e chi ti dà una lista sbaglia.
L’origine del cognome ti dice da dove viene il nome. Per sapere da dove viene la tua famiglia servono gli atti dell’anagrafe e i registri delle parrocchie.
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