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Il Mio Cognome Archivio delle famiglie italiane

2 ottobre 2026 · 5 min di lettura

I cognomi dei trovatelli, da Esposito a Proietti

Una ruota degli esposti in legno incassata nel muro di un antico convento, in un’incisione color seppia

Esposito è il primo cognome di Napoli e il più diffuso della Campania. In Italia lo portano circa 35.600 famiglie. Dietro c’è una storia di povertà: era il cognome dei bambini abbandonati.

Ogni città aveva il suo modo di chiamare i trovatelli, e alcuni di quei nomi oggi sono fra i più comuni d’Italia.

Chi erano i trovatelli?

Erano neonati lasciati da madri che non potevano tenerli. Spesso la ragione era la miseria: un figlio in più era una bocca che la famiglia non riusciva a sfamare. Altre volte il bambino era nato fuori dal matrimonio, e la madre doveva nasconderlo.

Per loro le città avevano ospedali dedicati, poi chiamati brefotrofi. Il bambino si lasciava nella ruota degli esposti, un cilindro di legno girevole incassato nel muro. Si appoggiava il neonato nello sportello esterno, si girava la ruota e si suonava una campanella. Dall’altra parte qualcuno lo prendeva, senza vedere chi lo aveva lasciato.

Secondo la tradizione, in Italia la prima ruota la fece mettere papa Innocenzo III, nel 1198, all’ospedale di Santo Spirito in Sassia, a Roma. Un decreto del 1923 le abolì in tutto il Paese.

Spesso la madre lasciava accanto al neonato un piccolo oggetto: una medaglietta spezzata, un bottone, un nastro. Serviva a riconoscerlo, se un giorno fosse tornata a cercarlo. Nell’archivio dello Spedale degli Innocenti di Firenze quegli oggetti si conservano ancora.

Come si sceglieva il cognome di un trovatello?

Il bambino arrivava senza nome. Lo battezzavano, e qualcuno doveva scrivere un cognome nel registro. Ogni istituto aveva le sue abitudini, e per questo i cognomi dei trovatelli cambiano da città a città.

Spesso il cognome diceva solo quello che era successo. Esposito viene dal latino expositus, «esposto». Si dava ai bambini lasciati davanti alle chiese o nella ruota, affidati alla protezione della Madonna. A Napoli lo assegnava la Real Casa dell’Annunziata, e fu usato per tutti gli esposti fino al 1814.

A Roma, in Umbria e nel Lazio si usava Proietti, dal latino proiectus, «gettato, esposto». I bambini lasciati nella ruota o sul sagrato di una chiesa venivano registrati come proiecti. Oggi il 94% dei Proietti vive nel Centro Italia.

Altre volte il cognome ricordava l’istituto. A Firenze lo Spedale degli Innocenti aprì nel 1445, con il portico disegnato da Brunelleschi. I bambini accolti lì diventavano Innocenti, Degl’Innocenti o Nocentini, in ricordo dei Santi Innocenti uccisi da Erode.

A Milano il simbolo dell’Ospedale Maggiore era una colomba. Fino al 1825 molti trovatelli dell’ospedale ricevettero il cognome Colombo. In Romagna tanti diventarono Casadei, «casa di Dio», come si chiamavano gli ospizi.

Quali sono diventati cognomi diffusi?

Oggi Esposito conta circa 35.600 famiglie, Colombo circa 28.800, Innocenti circa 8.100, Proietti circa 5.100. Non tutte discendono da un trovatello. Ma i bambini accolti furono migliaia, e chi crebbe passò il cognome a figli e nipoti.

Oggi Colombo è il primo cognome della Lombardia e Innocenti il secondo della Toscana. Proietti e Casadei sono fra i più diffusi del Centro e della Romagna.

Accanto ai grandi ci sono cognomi più piccoli. Alunni, tipico del Perugino, viene dal latino alumnus, «allevato»: era il bambino cresciuto da una nutrice o in un brefotrofio. Salvati, «salvato», a volte era un nome di gratitudine dato ai bambini accolti. Al Sud c’è Buonpensiero, rarissimo, fra Foggia e Napoli. Con ogni probabilità era anche lui un nome da trovatello: gli istituti ne davano spesso di benauguranti.

Se porti uno di questi cognomi, discendi da un trovatello?

Non per forza. Molti di questi cognomi sono nati anche per altre strade. Colombo può venire dal nome latino Columbus, dall’allevamento dei piccioni o da luoghi come San Colombano. Casadei può essere un augurio, «che questa casa sia di Dio»: a Milano c’è un Iohannes Cazadeum già nel 1188. Salvati può venire anche dal nome Salvus, «sano e salvo».

Anche quando l’origine è chiara, come per Esposito, il cognome non dice da quale ramo vieni. I trovatelli erano migliaia, e ognuno ha cominciato una famiglia nuova. Due Esposito di paesi lontani, con ogni probabilità, non sono parenti.

L’origine del cognome e la storia della tua famiglia sono due ricerche diverse. La seconda passa dai documenti: gli atti dello stato civile, molti dei quali si consultano sul Portale Antenati, e i registri delle parrocchie. Per i trovatelli ci sono anche gli archivi degli ospedali degli esposti, che in molte città si sono conservati.

Perché oggi questi cognomi non si danno più?

Col tempo ci si accorse che quei cognomi segnavano una persona per tutta la vita. Chi si chiamava Esposito o Proietti portava scritta l’origine nel nome.

Qualche Stato lo vietò già nell’Ottocento, come il Regno di Napoli con Murat. Nel 1939 la legge sullo stato civile lo vietò in tutta Italia. A un bambino di genitori ignoti l’ufficiale non poteva più dare un cognome che ne rivelasse l’origine illegittima, né uno ridicolo o vergognoso.

I cognomi dati prima, però, sono rimasti. Oggi li portano decine di migliaia di famiglie, e per quasi tutte sono soltanto il loro nome.

Dove trovare il tuo cognome

Esposito è nel volume del Sud e delle Isole, Colombo e Casadei in quello del Nord. Innocenti, Nocentini, Proietti e Alunni sono nel volume del Centro. Il Nord e il Centro dedicano ai trovatelli un capitolo intero.

Ogni cognome ha la sua scheda: da dove viene, cosa significa, dove vive oggi, le varianti e una curiosità. In fondo a ogni volume c’è una guida per cominciare a cercare i tuoi antenati, con un albero da compilare.

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