I cognomi della Toscana, popolo per popolo
Prima dei Romani la Toscana era la terra degli Etruschi, e anche il suo nome viene da loro: i Romani li chiamavano Tusci e la loro terra Tuscia. La loro lingua è sparita quasi duemila anni fa, ma è rimasta nei nomi dei luoghi, e dai luoghi a volte sono nati i cognomi: Volterrani viene da Volterra, una delle grandi città etrusche. Poi i Romani fondarono Lucca, Pisa e Firenze, e il loro latino è diventato il toscano, la base dell’italiano.
Nel 568 arrivarono i Longobardi, e in Toscana il loro centro fu Lucca. Nelle carte lucchesi compaiono già nomi diventati cognomi: in un atto del 720 c’è un chierico Geminiano, in uno del 760 un prete Frosino. Nel Medioevo le navi di Pisa arrivavano fino a Costantinopoli, e chi veniva da lontano riceveva spesso un soprannome che diceva da dove veniva. A Firenze tutto girava intorno alle Arti, le corporazioni dei mestieri, e il mestiere diventava un cognome: Mugnai è il mugnaio, Ciabatti il ciabattino.
Nel 1445 a Firenze aprì lo Spedale degli Innocenti, dove si lasciavano i bambini che le famiglie non potevano crescere: da lì vengono Innocenti, Degl’Innocenti e Nocentini. Alla fine del Cinquecento i Medici aprirono Livorno ai mercanti di ogni nazione e di ogni fede. E dalla montagna, dalla Garfagnana all’Amiata, tra Ottocento e Novecento partirono in tanti, verso le Americhe, la Francia e la Scozia.
Il volume dedica un capitolo a ciascuno di questi nove popoli e storie. Per quasi tutti indica i cognomi del libro che ne portano il segno.
Come riconoscere un cognome toscano
Alcuni segni si vedono subito. Nelle botteghe e nelle strade nessuno si chiamava con il nome intero: Francesco era Cecco, Giovanni era Vanni, Bartolomeo era Meo, Gregorio era Goro. Da lì vengono Cecchi, Vanni, Meoni e Gori, e più della metà dei cognomi di questo libro viene da un nome di persona. Poi i suffissi affettuosi, uno sopra l’altro: -ini, -ucci, -etti, -ozzi. Così da un solo Iacopo nascono Puccini, Puccioni e Puccinelli.
La -i finale indica la famiglia: i Puccini sono «quelli di Puccino», i suoi figli e nipoti. Nei registri latini dei notai si scriveva filius Puccini, «figlio di Puccino», e quella forma è rimasta. La Toscana è stata tra le prime terre d’Italia a usare i cognomi: nei documenti di Firenze, Pisa, Siena e Lucca del Duecento e del Trecento tanti nomi di famiglia sono già quelli di oggi.
Provincia per provincia
In fondo al volume un indice raccoglie i cognomi che pesano di più in ogni provincia. Sono 280 cognomi del libro, divisi fra le dieci province da Arezzo a Siena. Segue l’elenco dei 59 comuni toscani dove un cognome del libro è il più diffuso del paese. A Firenze il numero uno è Innocenti, il cognome dei trovatelli.
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- Volterrani
I cognomi in rosso hanno anche un libretto dedicato.
FAQ
Il mio cognome è nel volume?
L’elenco completo dei 300 cognomi è in questa pagina. Se il tuo non c’è, scrivilo nei commenti ai video: i libretti nuovi nascono dai cognomi più richiesti.
Che differenza c’è con il volume del Centro Italia?
Il volume del Centro sceglie 300 cognomi fra quattro regioni. Questo è dedicato solo alla Toscana: nove capitoli sui popoli e le storie della regione e, quando c’è, il primato toscano di ogni cognome. 121 cognomi sono in tutti e due: gli altri 179 li trovi soltanto qui.
Trovo i cognomi della mia provincia?
In fondo al volume un indice raccoglie i cognomi che pesano di più in ogni provincia. Sono 280 cognomi del libro, divisi fra le dieci province, non solo Firenze. C’è anche l’elenco dei 59 comuni toscani dove un cognome del libro è il più diffuso.
Che differenza c’è fra il volume e il libretto di un cognome?
Nel volume ogni cognome ha una scheda di mezza pagina: origine, mappa, varianti e una curiosità. Il libretto è dedicato a un cognome solo e ne racconta in 12-19 pagine la storia, i paesi e la diffusione. Ha anche un albero e una pergamena intestati a quel cognome.
Il volume dice chi erano i miei antenati?
No. Un cognome racconta da dove viene una parola, e due famiglie con lo stesso cognome possono avere storie diversissime. In fondo al volume c’è una guida per cercare i propri antenati negli archivi, gratis e da casa. Ci sono anche i consigli per la Toscana, dove lo stato civile c’è già da prima dell’Unità: arrivò con Napoleone nel 1808 e continuò con i registri del Granducato fino al 1865.
Nel volume c’è lo stemma del mio cognome?
No, perché lo stemma di un cognome non esiste. Uno stemma apparteneva a un ramo preciso di una famiglia, non a tutti quelli che ne portano il cognome. Quando una curiosità ne cita uno, la scheda dice di quale famiglia era.
E se gli studiosi non sono d’accordo sull’origine?
Te lo diciamo. Quando un’origine è certa è scritta come certa. Quando non lo è, la scheda porta il bollino grigio «origine discussa» e ti dà le ipotesi.
Posso stamparlo?
Sì, per uso personale e familiare: puoi stamparlo per te e per i tuoi parenti.


