I cognomi della Lombardia, popolo per popolo
Prima dei Romani la pianura lombarda era dei Celti: gli Insubri intorno a Milano, i Cenomani tra Brescia e Cremona. Furono gli Insubri, secondo la tradizione, a fondare Milano, e il suo nome latino, Mediolanum, ha con ogni probabilità radici celtiche: un luogo nel mezzo della pianura. Da lì vengono Milani e Milanesi. Con i Romani la Lombardia diventò una terra di città, e tra il III e il V secolo Milano fu una delle capitali dell’Impero: dal latino viene la maggior parte dei cognomi lombardi, come Calvi, Magri e Grossi. Nel 568 arrivarono i Longobardi, che fecero di Pavia la loro capitale e diedero il nome alla regione, la Langobardia. I loro nomi vissero per secoli nei documenti e sono passati in cognomi come Garavaglia, Arnaboldi e Castoldi.
Dopo il Mille vennero i Comuni e i loro notai, e dal gonfaloniere, che portava la bandiera del Comune, viene Confalonieri. Con i Visconti il nome Galeazzo diventò di moda, e ne nacque Gallazzi. Bergamo e Brescia restarono veneziane dal Quattrocento al 1797, Milano fu spagnola per quasi due secoli. Ai trovatelli dell’Ospedale Maggiore, che aveva una colomba nello stemma, si dava spesso il cognome Colombo, oggi il più diffuso della Lombardia; ad altri un nome di buon augurio, «Dio ti allevi», da cui Allievi. E nelle valli, dalla Valtellina alla Val Camonica, i paesi erano piccoli e le famiglie poche: per questo tanti cognomi, come Acquistapace e Gusmeroli, sono rarissimi fuori dalla loro valle.
Il volume dedica un capitolo a ciascuno di questi dieci popoli e storie, e per ognuno indica i cognomi del libro che ne portano il segno.
Come riconoscere un cognome lombardo
In Lombardia i cognomi sono nati presto, nelle carte dei notai, e per questo tantissimi sono nomi di paesi: Arosio, Brivio, Cazzaniga, Vimercati. Alcuni segni si vedono subito. La -i finale indica la famiglia: dal Colombo nascono i Colombi, dal Rosso i Rossi. La -aghi viene dai paesi in -ago: Casirago dà Casiraghi, Cislago Cislaghi, Cambiago Cambiaghi. E nella Bergamasca resta la desinenza latina dei notai, come in Cortinovis e Maffeis.
Poi c’è il soprannome di famiglia, che in molti paesi della Brianza e delle valli passa ancora di padre in figlio. È lo stesso meccanismo da cui, secoli fa, sono nati i cognomi.
Provincia per provincia
In fondo al volume un indice raccoglie, provincia per provincia, i cognomi che lì pesano di più: 274 cognomi del libro, divisi fra le dodici province da Bergamo a Varese. Segue l’elenco dei 153 comuni lombardi dove un cognome del libro è il più diffuso del paese: a Lissone, per esempio, il numero uno è Arosio, il nome di un paese della Brianza comasca.
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- Vaghi
- Verderio
- Vimercati
- Visigalli
- Zaffaroni
- Zanardini
I cognomi in rosso hanno anche un libretto dedicato.
FAQ
Il mio cognome è nel volume?
L’elenco completo dei 300 cognomi è in questa pagina. Se il tuo non c’è, scrivilo nei commenti ai video: i libretti nuovi nascono dai cognomi più richiesti.
Che differenza c’è con il volume del Nord Italia?
Il volume del Nord sceglie 300 cognomi fra otto regioni. Questo è dedicato solo alla Lombardia: dieci capitoli sui popoli e le storie della regione e, quando c’è, il primato lombardo di ogni cognome. 88 cognomi sono in tutti e due: gli altri 212 li trovi soltanto qui.
Trovo i cognomi della mia provincia?
In fondo al volume un indice raccoglie, provincia per provincia, i cognomi che lì pesano di più: 274 cognomi del libro, divisi fra le dodici province da Bergamo a Varese, non solo Milano. C’è anche l’elenco dei 153 comuni lombardi dove un cognome del libro è il più diffuso.
Che differenza c’è fra il volume e il libretto di un cognome?
Nel volume ogni cognome ha una scheda di mezza pagina: origine, mappa, varianti e una curiosità. Il libretto è dedicato a un cognome solo e ne racconta in 13-19 pagine la storia, i paesi e i personaggi, con un albero e una pergamena intestati a quel cognome.
Il volume dice chi erano i miei antenati?
No. Un cognome racconta da dove viene una parola, e due famiglie con lo stesso cognome possono avere storie diversissime. In fondo al volume c’è una guida per cominciare a cercare i propri antenati negli archivi, gratis e da casa, con i consigli che valgono per la Lombardia, dove lo stato civile arrivò con Napoleone e diventò stabile dal 1866, a Mantova dal 1871.
Nel volume c’è lo stemma del mio cognome?
No, perché lo stemma di un cognome non esiste: uno stemma apparteneva a un ramo preciso di una famiglia, non a tutti quelli che ne portano il cognome. Quando una curiosità ne cita uno, la scheda dice di quale famiglia era.
E se gli studiosi non sono d’accordo sull’origine?
Te lo diciamo. Quando un’origine è certa è scritta come certa; quando non lo è, la scheda porta il bollino grigio «origine discussa» e ti dà le ipotesi.
Posso stamparlo?
Sì, per uso personale e familiare: puoi stamparlo per te e per i tuoi parenti.


