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Il Mio Cognome Archivio delle famiglie italiane

1 ottobre 2026 · 5 min di lettura

Lo stemma del tuo cognome non esiste

Due scudi araldici su pergamena, un gatto nero su fondo d’oro e un gallo d’oro con ali di drago su fondo azzurro, sopra un libro aperto

Cerca il tuo cognome su internet e in pochi secondi trovi qualcuno pronto a venderti «lo stemma di famiglia». Su pergamena, su una tazza, inciso su un anello. Scrivi il cognome e lo stemma compare, colorato e pronto da stampare.

C’è un problema: uno stemma valido per tutti quelli che portano lo stesso cognome non è mai esistito. Non per il tuo cognome, e non per nessun altro.

Un cognome si eredita, uno stemma no

Uno stemma apparteneva a una famiglia precisa: un ramo, disceso da un capostipite, in un luogo preciso. Serviva a farsi riconoscere, a sigillare i documenti, a segnare le proprie cose. Passava ai discendenti di quel ramo, e solo a loro.

Il cognome ha fatto un’altra strada. Molti cognomi italiani, soprattutto i più diffusi, sono nati più volte, in paesi diversi, da persone che non si conoscevano. Un bambino chiamato Bonanno, cioè «buon anno», poteva nascere a Palermo come a Roma. I suoi figli diventavano «i Bonanno», senza alcun legame con i Bonanno di un’altra città.

Così due famiglie con lo stesso cognome possono non avere niente in comune. Tanto meno uno stemma.

Due cognomi, quattro stemmi

Gli archivi araldici lo mostrano bene. Per lo stesso cognome registrano spesso stemmi diversi, che non si somigliano per niente.

Prendi Bonanno. I nobili Bonanno di Palermo avevano uno stemma descritto così: «d’oro, al gatto passante di nero». Cioè un gatto nero che cammina su fondo d’oro. Una famiglia Bonanno di Roma aveva invece uno scudo d’argento con uno scaglione rosso e tre quadrifogli rossi.

Con Basile succede lo stesso. Una famiglia Basile napoletana, conti di Torone, aveva un gallo d’oro con le ali da drago su un prato verde. Una famiglia Basile di Santa Lucia del Mela, in Sicilia, aveva un braccio armato che combatte un drago con la lancia. Accanto, una cometa e una croce di Malta.

Quale sarebbe allora «lo stemma dei Bonanno»? Il gatto o i quadrifogli? Nessuno dei due, se la tua famiglia non discende da quei rami.

Chi aveva uno stemma

Gli stemmi non erano solo dei nobili. Nel Medioevo li usavano anche mercanti, notai, artigiani, città e confraternite. Già nel Trecento il giurista Bartolo da Sassoferrato scriveva che chiunque poteva scegliersi uno stemma, purché non copiasse quello di un altro.

Molte famiglie, però, uno stemma non l’hanno mai avuto. Contadini, pescatori e braccianti erano la grande maggioranza degli italiani, e uno scudo dipinto non serviva loro a niente. Se i tuoi antenati erano fra loro, con ogni probabilità la tua famiglia non aveva uno stemma. È la storia della maggior parte di noi.

Come riconoscere uno stemma inventato

Chi vende stemmi «del cognome» si riconosce da alcuni segnali:

  • uno stemma solo per ogni cognome, senza dire a quale famiglia o a quale città apparteneva;
  • nessuna fonte: manca l’armoriale o l’archivio dove lo stemma è registrato;
  • nessuna blasonatura, la frase tecnica che descrive uno stemma vero, come «d’oro, al gatto passante di nero»;
  • lo stemma arriva subito, prima ancora di sapere da dove viene la tua famiglia.

Uno stemma vero ha sempre una famiglia, un luogo e una fonte. Se manca uno dei tre, quello che compri è un disegno.

Come capire se la tua famiglia ne aveva uno

Il percorso parte dalla tua famiglia, non dal cognome.

  1. Ricostruisci l’albero. Con gli atti di nascita, matrimonio e morte si sale di una generazione alla volta, perché ogni atto riporta i nomi dei genitori. Molti atti dell’Ottocento e dei primi del Novecento si consultano gratis sul Portale Antenati.
  2. Arriva al paese d’origine. Prima dell’Ottocento si passa ai registri delle parrocchie, che in molti paesi risalgono al Seicento e a volte al Cinquecento.
  3. Cerca negli armoriali. I repertori araldici registrano le famiglie e i loro stemmi, con la città di ciascuna. I più consultati sono il Dizionario storico-blasonico di Giovanni Battista di Crollalanza e l’Enciclopedia storico-nobiliare italiana di Vittorio Spreti.
  4. Trova il collegamento. Lo stemma è della tua famiglia solo se un documento la collega al ramo che lo usava. Lo stesso cognome e lo stesso paese non bastano.

È un lavoro lungo, e spesso finisce con una risposta onesta: uno stemma, la tua famiglia non lo aveva.

Quello che il tuo cognome ha davvero

Lo stemma riguarda un ramo. Il cognome invece appartiene a tutti quelli che lo portano. E una storia vera ce l’ha sempre: cosa significa, dove è nato, dove vive oggi, chi lo ha portato prima di te.

È quello che raccontiamo nei nostri PDF. In ogni libretto c’è una pagina onesta sullo stemma, con gli stemmi registrati negli archivi quando ci sono. Nelle ultime pagine trovi un albero genealogico da compilare e una pergamena del cognome da stampare, con il suo significato vero.

Vuoi sapere da dove viene il tuo cognome? Cercalo nel catalogo o scopri i volumi per zona d’Italia.