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Il Mio Cognome Archivio delle famiglie italiane

2 ottobre 2026 · 5 min di lettura

Doppio cognome e cognome della madre: cosa è cambiato dal 2022

Due sigilli di ceralacca affiancati e uniti da un nastro su un documento antico

Fino al 2022, in Italia, un neonato prendeva il cognome del padre. Nessuno lo chiedeva ai genitori: succedeva e basta. Dal 2016 si poteva aggiungere quello della madre, ma solo se entrambi i genitori erano d’accordo.

Oggi la regola è rovesciata. Il figlio prende i cognomi di tutti e due i genitori, a meno che non scelgano insieme di dargliene uno solo. Ecco cosa è cambiato, cosa resta incerto e perché per secoli ha vinto il padre.

Cosa ha deciso la Corte costituzionale nel 2022?

La sentenza è la numero 131 del 2022. La Corte l’ha decisa il 27 aprile, depositata il 31 maggio e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1° giugno. Ha dichiarato incostituzionale la regola che dava al figlio il solo cognome del padre.

Al suo posto ne vale una nuova: il figlio assume i cognomi dei genitori, nell’ordine che loro decidono. I genitori possono anche accordarsi per un solo cognome, del padre o della madre. La regola vale per i figli nati nel matrimonio, per quelli riconosciuti insieme da due genitori non sposati e per i figli adottati.

La sentenza si applica ai cognomi attribuiti dal 2 giugno 2022 in poi. Per chi era già nato non cambia niente in automatico. Chi vuole cambiare o aggiungere un cognome deve fare domanda al prefetto, con la procedura del cambio di cognome.

Cosa succede oggi quando nasce un bambino?

Alla dichiarazione di nascita i genitori hanno tre strade. Possono dare entrambi i cognomi, nell’ordine che preferiscono. Oppure solo quello del padre, o solo quello della madre. Per un cognome solo serve l’accordo di tutti e due: il Ministero dell’Interno, nella circolare n. 63 del 1° giugno 2022, lo definisce imprescindibile.

Se l’accordo su un cognome solo manca, il figlio prende quelli di entrambi. E se i genitori non si accordano nemmeno sull’ordine? Per la Corte, con le norme di oggi, l’unico strumento è il giudice.

Perché per secoli il cognome è passato dal padre?

La stessa Corte lo aveva scritto già nel 2006. La regola era il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, con radici nel diritto romano.

Eppure, per i figli nati nel matrimonio, nessun articolo di legge diceva che il figlio prende il cognome del padre. Il codice civile del 1865 stabiliva che il marito era capo della famiglia e che la moglie ne assumeva il cognome. Il cognome del marito diventava quello di tutta la casa, e scriverlo per i figli sembrava inutile.

Anche i cognomi sono nati così. Nel Medioevo «Giovanni di Martino» era il figlio di Martino, e da quel «di» è nato Di Martino. Quasi sempre il nome che restava alla famiglia era quello del padre.

Esistono cognomi nati dal nome della madre?

Sì, ma sono pochi: si chiamano matronimici. Di Bella vuol dire «figlio di Bella», un nome femminile molto diffuso nel Medioevo. Anche De Rosa può venire da «figlio di Rosa».

In Sicilia questi cognomi non mancano. La Rosa ha tre strade possibili, e una è proprio il nome di donna Rosa. Incorvaia, nell’Agrigentino, viene forse da «in Corvaia»: indicava una famiglia legata per matrimonio ai Corvaia, per esempio i figli di una donna Corvaia.

Poi c’è Costanza, che in italiano è soprattutto un nome da donna. Potrebbe ricordare una madre, ma è un’ipotesi: in qualche famiglia il capostipite poteva chiamarsi Costanzo. Perché succedeva, e perché in Sicilia quel nome contava tanto, lo racconta il PDF.

Il cognome della madre ha sempre trovato posto, anche quando la legge favoriva il padre. Il direttore d’orchestra Armando Parodi, per esempio, scelse di mettere davanti il cognome della madre e diventò Armando La Rosa Parodi.

E i fratelli, e chi ha già due cognomi?

Torniamo a oggi. Per questi casi la sentenza non dà una regola: indica i problemi e chiede al Parlamento di risolverli.

Il primo è la moltiplicazione. Un figlio di due genitori con doppio cognome rischierebbe di averne quattro. La Corte suggerisce che ogni genitore scelga quale dei suoi due trasmettere.

Il secondo sono i fratelli. Due figli della stessa coppia potrebbero avere cognomi diversi. La Corte propone che la scelta fatta per il primo figlio valga anche per i successivi. Sono però inviti al legislatore, non obblighi: nessuna legge, a oggi, li ha resi vincolanti. In questi casi conviene chiedere all’ufficio di stato civile del proprio Comune come procede.

Esiste una legge sul doppio cognome?

Non ancora. Nel 2014 la Camera aveva approvato un testo, che poi si è fermato al Senato. Il 5 agosto 2026 la relatrice in Commissione Giustizia del Senato ha depositato un testo unificato delle proposte in esame. Tra le altre cose prevede l’ordine alfabetico quando i genitori non si accordano.

È una proposta: deve ancora passare il voto del Senato e quello della Camera. Finché non arriva, vale quanto ha stabilito la Corte.

Cosa raccontano due cognomi?

Con il doppio cognome un bambino porta due storie, quella del ramo del padre e quella del ramo della madre. Ciascuna ha la sua origine, i suoi luoghi, il suo significato. Ricorda però che l’origine di un cognome non è la storia della tua famiglia: per quella servono gli atti di nascita e i registri delle parrocchie.

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